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Voce alle parole

Alla scoperta del giornalismo d'inchiesta
che "minaccia" le mafie

Voce alle parole

L'osservatorio della Fnsi e dell'Ordine dei Giornalisti sui cronisti minacciati nel corso del 2011 ha segnalato 95 episodi di esplicite minacce, in cui sono stati coinvolti 324 giornalisti. L'osservatorio ne ha già segnalati cinque nel 2012, con 19 giornalisti coinvolti.

Perché questi cronisti sono stati minacciati? Cosa hanno scritto? Quali interessi hanno colpito per essere finiti nel mirino di organizzazioni di vario tipo, e in particolare delle mafie?

Dare voce alle parole scritte. Raccontare, interpretare davanti al pubblico quel che al lettore non sempre arriva, è l'obiettivo di questo progetto che crea un collegamento tra teatro di narrazione e giornalismo di inchiesta.

Perché gli articoli che hanno scatenato la reazione della criminalità organizzata nei confronti di cronisti quali per esempio Giovanni Tizian in Emilia Romagna, Arnaldo Capezzuto in Campania, Michele Albanese in Calabria e Nino Amadore in Sicilia, colpevoli soltanto di aver fatto fino in fondo il proprio dovere, costituiscono un patrimonio civile che deve essere alimentato e diffuso in piazze, biblioteche e altri luoghi di aggregazione. Perché questi testimoni dell'informazione non devono essere lasciati soli.

“Voce alle parole” nasce da un'idea di Tiziana Di Masi, interprete dello spettacolo “Mafie in pentola. Libera Terra, il sapore di una sfida” (65 date nel 2011). È una struttura aperta: inizia con la lettura/interpretazione, da parte dell'attrice, di quell'articolo o di quel filone d'inchiesta che hanno causato la reazione delle mafie nei confronti dell'autore, per poi lasciare la parola all'autore stesso, il giornalista presente.

“Il progetto – dice Tiziana Di Masi – prevede la scelta di giornalisti che ho avuto modo di conoscere nel corso della circuitazione di Mafie in pentola, lo spettacolo che ho realizzato con Libera Terra e che mi ha dato la possibilità di conoscere ed entrare in contatto con realtà e territori "caldi" di questo Paese, da nord a sud, e ovunque ne ho tratto la certezza che lì dove ci si imbatte nel peggio, cioè nel radicamento della criminalità organizzata, proprio lì c'è un movimento autentico, straordinario di antimafia sociale e fra i primi partigiani di questa nuova resistenza ci sono i giornalisti in prima linea. Michele Albanese (Il Quotidiano della Calabria), Arnaldo Capezzuto (NapoliPiù), Nino Amadore (Il Sole 24 Ore, Sicilia), Giovanni Tizian (Gazzetta di Modena), Giuseppe Catozzella (Milanomafia.com), Roberto Rossi (coautore di "Avamposto, nella Calabria dei giornalisti infami") sono alcuni dei giornalisti che propongo.

La mia idea è di estendere comunque l'invito ad altri cronisti che operano spesso nella precarietà e che per pochi euro al pezzo, lontano dai riflettori della celebrità, raccontano a un lettore sempre più distratto ciò che accade spesso sotto la porta di casa sua.

Credo che la forza della voce possa arrivare là dove la scrittura talvolta non riesce. Questi sono autentici "attori civili", costituiscono il baluardo e il presidio di resistenza più forte che la nostra civiltà è chiamata a difendere”.

Scheda del progetto     (file .pdf - peso: 37 KB)

Servizio del TgR Emilia-Romagna del 23 aprile 2012     (file .mp4 - peso: 26 MB)

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